Criptovalute in dichiarazione dei redditi

Definizione di moneta virtuale

Considerati gli svariati settori e le diverse finalità in cui sono impiegate oggi le Criptovalute, sarebbe opportuno poter offrire una definizione completa.

L’aspetto più importante è quello di poter andare a definire in futuro una natura univoca del termine Criptovalute, valida per tutte le varie branche del diritto.

Per riuscire in questo intento è opportuno andare a guardare la funzione che, di volta in volta, le monete virtuali svolgono. Precisamente, le valute virtuali hanno una natura mista. A seconda del contesto di riferimento in cui sono utilizzate, potrebbero presentare le caratteristiche proprie:

  • Della moneta;
  • Delle commodities;
  • Dei titoli;
  • Dei diritti di baratto;
  • Del sistema di pagamento;
  • Del bene immateriale e, infine,
  • Della valuta estera.

Le economie moderne si basano sulla moneta fiduciaria, emessa da una banca centrale, accettata in cambio di beni e servizi.

Questo perché gli utilizzatori confidano che l’istituto emittente manterrà il suo valore costante nel tempo, valorizzandola come riserva di valore. E garantendone i diritti correlati.

Le Monete digitali sono state definite come una valuta non tradizionale, vale a dire diversa dalle monete con valore liberatorio.

Conformemente, la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ha definito le Criptovalute una tipologia di “moneta virtuale”. Si tratta di una “moneta” alternativa a quella tradizionale avente corso legale.

Moneta fondata sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato, senza quindi, un proprio corso legale. Si tratterebbe, quindi, di un sistema di pagamento decentralizzato.

Oltre a ciò si afferma che, ai fini IVA, l’attività di acquisto/vendita, posta in essere da una società, debba essere considerata quale prestazione di servizi esenti.

Prestazione da considerare esente IVA ai sensi dell’articolo 10, primo comma, n. 3), del DPR n 633/1972.

L’acquisto e la gestione delle criptovalute

L’acquisto di Criptovalute avviene generalmente mediate l’iscrizione a piattaforme online (cd. “exchange“). Le piattaforme più utilizzate sono estere (si pensi ad es. alla statunitense Coinbase, alla sudcoreana Upbit o alla cinese Binance), ma esistono anche alcune piattaforme italiane (la prima è stata Conio).

Queste piattaforme mettono a disposizione dell’utente un portafoglio elettronico (cd. “wallet“) che, una volta collegato ad un conto corrente bancario oppure ad una carta di credito consente lo scambio di valute virtuali tradizionali.

Lo scambio avviene sulla base di un tasso di cambio (es. è possibile scambiare bitcoin con euro al tasso BTC/EUR).

Dopo l’acquisto le monete virtuali vengono detenute su tali portafogli elettronici e possono essere riconvertite in euro o utilizzate per effettuare pagamenti a favore di altri soggetti (anch’essi titolari di wallet) che le accettano come mezzo di scambio. In alternativa, le Criptovalute possono essere trasferite – per esigenze di maggiore sicurezza – ad un wallet privato, che ha le stesse funzionalità di un portafoglio elettronico gestito da un exchange. Questo, con l’unica limitazione che non permette di riconvertire in euro le monete virtuali.

Inquadramento delle criptovalute ai fini iva

Le Criptovalute sono state oggetto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) del 22 ottobre 2015, causa C-264/14 Skattevertket/Hedqvist.

La causa verteva sul corretto trattamento ai fini dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) delle operazioni di cambio di valuta tradizionale contro valuta virtuale (bitcoin). Operazioni effettuate da un operatore specializzato a fronte della riscossione di un margine (differenza tra il prezzo di acquisto e rivendita dei bitcoin).

I giudici europei hanno chiarito che queste operazioni costituiscono “prestazioni di servizi a titolo oneroso” per le seguenti ragioni:

  • La valuta virtuale cambiata contro le valute tradizionali non può essere qualificata come “bene materiale“. La valuta virtuale, infatti, non ha altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento;
  • Per questo le operazioni di cambio non ricadono tra le “cessioni di beni“. In questo contesto tali operazioni costituiscono prestazioni di servizi IVA.

Oltre a questo i giudici hanno ritenuto che le suddette prestazioni debbano rientrare tra le operazioni esenti IVA “relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio“.

I principi affermati dalla CGUE sono stati ripresi dall’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n 72/E/2016. Si tratta del caso riguardante una società che eseguiva – per conto della propria clientela – operazioni di acquisto/vendita di bitcoin.

Il documento di prassi ha confermato che l’attività svolta dall’attività istante deve essere considerata ai fini IVA quale prestazione di servizi esente art. 10, primo comman 3 del DPR n 633/72.

Trattamento ai fini delle imposte dirette delle plusvalenze derivanti da cessione di criptovalute

I criteri da adottare, in sede di dichiarazione dei redditi derivanti dagli investimenti speculativi eseguiti con le c.d. rappresentazioni digitali di valore, sono definiti dall’Agenzia delle Entrate. In particolare faccio riferimento alla Risoluzione n. 72/E/2016.

Tale documento di prassi, assimila ai fini fiscali le valute virtuali alle valute tradizionali estere. Per questo motivo è necessario tenere a mente quanto indicato nell’articolo 67 del DPR n 917/86:

  • Costituiscono redditi diversi di natura finanziaria “le plusvalenze […] realizzate mediante cessione a titolo oneroso […] di valute estere, oggetto di cessione a termine o rinvenienti da depositi o conti correnti“. Per cessione a titolo oneroso si intende anche “il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente“. Comma 1, lett. c-ter);
  • Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rinvenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a € 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui“. Comma 1-ter).

Per le valute estere il criterio prescelto è quello di assoggettare a tassazione solo le plusvalenze derivanti da cessione a titolo onero delle valute di cui sia acquisita o mantenuta la disponibilità ai fini d’investimento. La finalità di investimento è ritenuta sussistente quando le valute sono depositate su depositi o conti correnti ovvero hanno costituito oggetto di cessione a termine. Alla cessione a titolo oneroso della valuta è stata equiparato anche il prelievo dal conto corrente o dal deposito.

Al fine, comunque, di evitare di attrarre a tassazione fattispecie non significative la tassazione delle cessioni di valute rinvenienti da depositi o conti correnti si ha solo nel caso in cui la giacenza massima dei depositi intrattenuti dal contribuente superi i 51645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi.

Considerazioni sulla norma

Pertanto, ai sensi delle sopra riportate disposizioni:

  • Le cessioni a termine di valute estere sono sempre rilevanti fiscalmente, indipendentemente dalla situazione possessoria (stock “annuale” delle valute estere) del soggetto cedente;
  • Le cessioni di valute rinvenienti da depositi o conti correnti e i prelievi di valute estere da depositi o conti correnti sono, invece, fiscalmente rilevanti. Questo, a condizione che la relativa giacenza sia superiore alla soglia descritta in precedenza.

Le cessioni “a pronti” di valute estere sono, dunque, fiscalmente rilevanti se le valute oggetto di cessione sono immesse in un deposito o conto corrente del contribuente e se lo stock di valute estere ha superato, nell’anno, il limite di giacenza previsto dal comma 1-ter dell’art. 67 del TUIR.

Sono oggetto di tassazione anche i prelievi di Criptovaluta dal conto corrente.Infatti, la rilevanza del prelievo di valuta dal deposito o conto corrente ha lo scopo di tassare il maggior valore che la valuta estera ha acquisito da quando il contribuente l’ha acquisita e mantenuta ai fini di investimento. Altrimenti, anziché procedere alla vendita della valuta depositata, il contribuente potrebbe prelevarla ed utilizzarla (eventualmente ridepositandola), senza scontare alcun prelievo sul maggior valore conseguito dalla valuta estera.

I presupposti, il computo e le modalità impositive delle criptovalute

Per valutare se la plusvalenza realizzata con la conversione in euro delle Criptovalute (cessione a pronti) sia fiscalmente rilevante, occorre verificare che si sia avuto il superamento del limite di giacenza previsto dall’art. 67 comma 1-ter del TUIR (51.645,69 euro). Limite in conseguenza del quale assumono rilevanza tutte le cessioni di valuta effettuate nel periodo d’imposta.

A tal fine si evidenzia che:

  • Il controvalore in euro delle monete virtuali dev’essere calcolato sulla base del cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento, ossia il cambio del 1° gennaio dell’anno nel quale si verifica la cessione;
  • La soglia di giacenza di euro 51.645,69 riguarda i depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente.

L’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad interpello n. 956-39/2018 ha affermato che la giacenza va verificata rispetto all’insieme dei wallet detenuti dal contribuente, indipendentemente dalla tipologia di wallet. Nel caso occorre sommare anche il valore in euro delle altre valute estere tradizionali detenute su depositi e conti correnti.

Quadro rt del modello redditi pf

Ai sensi dell’art. 5 comma 2 D.Lgs. 461/97 le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere sono soggette a imposta sostitutiva del 26%. L’imposta sostitutiva deve essere liquidata dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi e, precisamente, nel Quadro RT del modello Redditi Persone Fisiche (cd. “Regime Dichiarativo”).

Infatti, pur trattandosi di redditi diversi di natura finanziaria, normalmente oggetto di “regime del risparmio amministrato”, nell’ambito del quale l’intermediario, in qualità di sostituto d’imposta, è responsabile dell’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Tuttavia, l’opzione per questo regime non ha effetto in relazione alle plusvalenze relative a depositi in valuta con la conseguenza che per tali redditi il contribuente deve adempiere ai suoi obblighi in sede di dichiarazione dei redditi.

Diversamente, in caso di opzione per il regime del risparmio amministrato le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere concorrono a determinare il risultato di gestione fiscalmente rilevante. Questo, senza necessità per l’investitore di indicare tali redditi in dichiarazione.

Quinta Direttiva AML: la nascita dei collegi nell’era della vigilanza real time

Ad ulteriore garanzia per il mercato della Blockchain Economy il 10 gennaio 2020, (Commissione Europea AMDL5) è una data destinata a lasciare il segno nel panorama europeo dell’antiriciclaggio e sancisce la nascita della cooperazione internazionale real time tra le Autorità preposte al contrasto del riciclaggio.