Le Initial Coin Offering (meglio conosciute come ICO) sono oramai ampiamente diffuse nel mondo delle criptovalute e della Blockchain e si stima che nel solo anno 2017 siano stati raccolti circa 1,25 miliardi di dollari con tale strumento.

Le ICO sono una forma di finanziamento, utilizzata da startup o da soggetti che intendono realizzare un determinato progetto, resa possibile tramite la tecnologia. In estrema sintesi, per reperire dei finanziamenti si propone al pubblico (normalmente tramite un cd. “withepaper”) un progetto che sarà realizzato tramite Blockchain con creazione di “token” da cedere, a fronte di un corrispettivo, ai soggetti finanziatori.

Il termine Initial Coin Offering è stato evidentemente mutuato da quello di “Initial Public Offering” ossia di un’offerta pubblica di strumenti finanziari da parte di un soggetto emittente (azioni, obbligazioni, etc.), però, anche sulla base di quanto sopra accennato, in realtà si dovrebbe parlare più correttamente di “Token Generation Event”, ossia di un evento di generazione di token, dato che tali token possono rappresentare diritti diversi (o non rappresentarne affatto).

In considerazione della rapida diffusione delle ICO appare necessario tentarne una ricostruzione in termini giuridici, dando anche conto di come i vari legislatori sono sinora intervenuti sul fenomeno

Initial Coin Offering e normativa italiana

Premesso che, anche per la natura del presente scritto, non si potrà esaminare nel dettaglio la specifica disciplina applicabile a ciascuna ICO, che d’altronde andrebbe esaminata individualmente, è possibile tentare una ricostruzione della disciplina italiana attualmente applicabile sulla base della tipologia dei diritti che l’acquisto del token assicura al suo titolare.

  1. Token Classe 3: token che conferiscono diritti di comproprietà. Il titolare in questo caso ha un diritto di proprietà su una piattaforma di smart contracts oltre una serie di diritti “ancillari”. Questi diritti non sono rivolti verso l’emittente, ma vengono gestiti automaticamente dalla piattaforma stessa. Al titolare, inoltre, può essere riconosciuto un compenso economico derivante dall’utilizzo da parte di terzi della piattaforma. Si tratta, in tutta evidenza, di una fattispecie riconducibile alla comunione (che può riguardare anche beni immateriali, quali diritti di proprietà d’autore o altri diritti di proprietà intellettuale), potendo essere vista la piattaforma di smart contracts come il bene indiviso su cui il singolo titolare esercita i propri diritti in congiunzione con gli altri titolari.

Conclusioni

Le Initial Coin Offering, che si sono rapidamente diffuse nel corso del secondo semestre del 2017, costituiscono sicuramente una nuova occasione per le imprese di raccogliere capitali al fine di realizzare progetti industriali. Il “mercato” che ultimamente si è sviluppato nell’ambito delle altcoin (ossia dei token alternativi al più conosciuto Bitcoin) ed il successo e la diffusione di tali strumenti (soprattutto sulla scia di intenti speculativi da parte degli investitori), hanno fatto sì che la gran parte delle autorità di vigilanza guardi con sospetto il nuovo fenomeno, nella consapevolezza d’altra parte che trattasi di una nuova opportunità di reperimento di capitali da parte delle imprese che non dovrebbe essere del tutto vietata (salvo le ipotesi eccezionali di Cina e Sud Corea).

Il presente scritto, che non ha pretesa di esaustività, essendo evidente che ciascuna Initial Coin Offering può avere proprie peculiari caratteristiche tecniche e giuridiche, vuole fornire un primo orientamento ponendo l’accento sugli aspetti regolatori e non senza sottolineare che il mancato rispetto di quelle che potrebbero essere le previsioni normative applicabili potrebbe comportare responsabilità e sanzioni (anche di tipo penale) nei confronti dei soggetti promotori dell’iniziativa di raccolta di fondi.

D’altra parte, come anche evidenziato dalle autorità di controllo, proprio l’incertezza giuridica e la carenza di informazione riscontrata in alcune ICO determinano un elevato rischio per gli investitori che, ove l’offerta di investimento riguardi contratti assimilabili a strumenti finanziari, si trovano privi delle garanzie che vengono fornite in caso di acquisto di prodotti sui mercati regolamentati.

(1) Un utile riferimento a tal fine è il documento “Conceptual Framework fo Legal & Risk Assesment of Blockchain Crypto Property” redatto da uno studio di consulenza legale specializzato in criptovalute e che tenta di creare una prima suddivisione concettuale della materia. Trattandosi di uno studio emesso da soggetti privati ovviamente non può avere alcuna pretesa di ufficialità o vincolatività. Nel presente lavoro, pur riprendendo alcuni concetti descritti in tale documento, ci si discosterà in parte dallo stesso, tentando sia di semplificare le categorie e tipologie ivi contenute sia di renderle più aderenti alla definizione di token.

Sul tema ICO il mondo della blockchain ha visto molte evoluzioni e molte nuove esperienze. In particolare il mercato ha visto lo sviluppo e la crescita di un nuovo fenomeno denominato STO Security Token Offering che nel segno di una maggiore stabilità ha permesso alle imprese e alle organizzazioni di superare alcune grandi debolezze delle ICO. I fattori di rischio delle ICO sono diventati così importanti che sono stati messi al centro di vere e proprie analisi e strategie di limitazione e mitigazione del rischio. Ma La prospettiva sulla quale sembrano concentrarsi maggiormente gli attori del mondo blockchain è quello delle stablecoin, ovvero di coin supportati da asset tangibili e concreti. In questa direzione si pongono sia iniziative legate alle grandi banche centrali che pensano alla realizzazione di un CBDCCentral Bank Digital Currency (recente documento della BCE Gennaio 2020) e di imprese private di portata mondiale che come nel caso di Facebook progettano, insieme ad altre realtà il lancio di una crytpocurrency (Libra) che lo scopo di facilitare e rendere più accessibiule la gestione di servizi bancari e finanziari. E che ha come missione il raggiungimento di oltre 1,5 miliardi di persone che sono ancora oggi unbanked.