FAQ

Domande e Risposte sul mondo della Blockchain

Dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, si nasconde lo straordinario inventore di Bitcoin, che nel 2009 lanciò la tecnologia blockchain, in grado di mettere in discussione l’intero sistema monetario globale. Ancora oggi non si conosce la vera identità di Nakamoto, nemmeno se dietro vi si nasconda un gruppo di informatici o un solo individuo. 

L’enigma sulla sua identità è qualcosa di leggendario: nel 2008 Satoshi pubblicò online un documento dove dichiarava di aver creato un sistema di pagamento che non avesse bisogno di banche, capace di superare qualsiasi limite geografico e politico, immune all’inflazione e basato su un protocollo. 

Rilasciò il software per Bitcoin all’inizio del 2009, comunicandolo esclusivamente via e-mail su The Cryptography Mailing List nel sito metzdowd.com. Non si mostrò mai in pubblico. Poi, nel 2011, proprio quando la tecnologia iniziò ad attirare una maggiore attenzione, le e-mail si interruppero. Improvvisamente, Satoshi scomparve e non si fece più vivo. Nemmeno cinque anni più tardi, quando venne proposto per la nomina al premio Nobel in Economia.

Da quando Satoshi ha smesso di contribuire al progetto nel 2011, la maggior parte del codice open source è stato riscritto da un gruppo di programmatori le cui identità sono note.

Il software non è stato un fulmine a ciel sereno, come talvolta si presume, ma è stato costruito sulle idee di tante persone per diversi decenni. Negli ambienti accademici e finanziari il software è considerato come un importante passo avanti nell’informatica che potrebbe rimodellare l’aspetto e il movimento del denaro. Banche di tutto il mondo come la Goldman Sachs stanno investendo enormi capitali per sperimentare l’adozione della tecnologia di Nakamoto. 

Bitcoin: cos’è il cypherpunk?

Molti concetti centrali di Bitcoin sono stati sviluppati da una comunità online nota con il nome di Cypherpunk, un gruppo di attivisti della privacy digitale. Come parte della loro missione, volevano creare denaro digitale che fosse anonimo come il denaro fisico.  

Diversi esperimenti su varie forme di denaro digitale circolavano già nelle mailing list di Cypherpunk dagli anni ’90. Adam Back, un ricercatore britannico, creò hashcash che in seguito divenne una componente centrale di Bitcoin. Un altro, chiamato b money, è stato progettato da un ingegnere informatico di nome Wei Dai. Nel 1998 un certo Nick Szabo inviò il suo progetto di denaro digitale, chiamato bit gold, a un piccolo gruppo che stava ancora seguendo il progetto, tra cui il signor Dai e Hal Finney, che provò a creare una versione funzionante di bit gold. Il concetto dietro bit gold era molto simile al Bitcoin: includeva un token digitale che era scarso, come l’oro, e che poteva essere inviato elettronicamente senza dover passare attraverso un’autorità centrale come una banca.  

Quando il White Paper di Satoshi Nakamoto che descrive Bitcoin apparve nell’autunno del 2008, le prime persone a cui Satoshi inviò l’e-mail in privato furono Mr. Back e Mr. Dai. Il signor Finney, recentemente scomparso, aiutò Satoshi a migliorare il software Bitcoin nell’autunno del 2008, prima che fosse rilasciato pubblicamente. 

L’inizio di un’era

Il primo blocco di una catena blockchain è noto come Blocco di Genesi. Il blocco di genesi di Bitcoin ha scandito l’inizio di un’era. Creato il 3 gennaio 2009 alle 18:18, il suo hash è noto a tutti i partecipanti della rete come un punto di partenza, un cosiddetto “secure root” per tutti i successivi.  
Satoshi decise di enfatizzare questo evento storico iscrivendo un messaggio all’interno dell’unica transazione presente nel blocco:  

 “The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”.

La frase si riferisce al titolo di un articolo del Times del 3 gennaio 2009 che in italiano potremmo tradurre come “Il Cancelliere ipotizza un secondo salvataggio per le banche”. All’epoca si era infatti in piena crisi finanziaria e con questo commento l’anonimo creatore voleva probabilmente lasciare un segno nella Blockchain sulle motivazioni che lo avevano spinto a creare Bitcoin. La frase condensa la posizione antitetica di Bitcoin rispetto al sistema finanziario vigente, rappresentando al tempo stesso una sorta di manifesto che inaugura la nascita di una nuova politica monetaria.

Bitcoin: cos’è una criptovaluta?

Bitcoin – il cui acronimo è BTC – è la prima valuta basata su blockchain, nonché la prima applicazione riuscita di questa tecnologia così rivoluzionaria. 

Bitcoin è una criptovaluta, e in quanto tale, ha un valore finanziario come qualsiasi moneta. La differenza tra le valute fiat e criptovalute come bitcoin è sostanzialmente che queste ultime circolano su di un sistema decentralizzato che non richiede un intermediario come una banca. Questo sistema, a differenza dei circuiti bancari, utilizza la crittografia per controllare l’emissione e la sicurezza delle valute. Per saperne di più, leggi l’articolo “La blockchain”.

Bitcoin: da cosa deriva il suo valore?

Il valore di bitcoin non è stato deciso nel momento della sua creazione, né risente dell’inflazione, dell’economia di un determinato Stato, delle scelte di un governo o delle decisioni di una banca centrale. Il suo valore dipende unicamente da quante persone lo comprano e lo usano. Come qualsiasi asset scarso, più persone sono disposte a comprarlo, tanto più il suo costo aumenta. A guidare il suo prezzo è quindi la legge della domanda e dell’offerta

La regola d’oro

Bitcoin e le criptovalute non hanno valore intrinseco, ma hanno un valore in ragione del prezzo che il mercato riconosce loro.

Nakamoto stabilì un massimo di 21 milioni di bitcoin, con l’idea che la scarsa disponibilità avrebbe garantito una maggiore stabilità del suo valore, evitando così l’inflazione. Fino ad ora sono stati coniati 18 milioni di bitcoin e il prezzo è passato da 0 agli attuali 9500$.

La capitalizzazione di mercato complessiva è quindi passata da 0 a 170 miliardi di dollari in circa dieci anni. La scalata così veloce di bitcoin e di altre criptovalute è dovuta anche al fatto che il tasso di adozione delle nuove tecnologie è notevolmente aumentato rispetto al passato. 

Nonostante l’hype intorno a Bitcoin come potenziale strumento di pagamento del futuro, nel tempo si è consolidato più come forma di investimento e bene rifugio

Bitcoin: come si è evoluto il suo valore?

Bitcoin è passato da semplice concetto delineato nel White Paper di Satoshi fino a diventare un vero e proprio asset finanziario. Queste sono le fasi più importanti: 

Per consolidare la sua posizione di asset finanziario, bitcoin deve ottenere gli investimenti dei fondi istituzionali. L’obiettivo potrebbe non essere molto lontano: il raggiungimento di una regolamentazione chiara nei prossimi due anni, potrebbe sancire l’entrata dei fondi istituzionali, consacrando Bitcoin come nuovo asset di investimento ufficialmente riconosciuto.

È importante sottolineare che l’aumentare del valore di bitcoin non ha disegnato un arco di crescita costante. Investire oggi in BTC non significa ottenere domani un guadagno sicuro. Al contrario, la volatilità ha spinto il prezzo di bitcoin – e lo spinge tuttora – a dei picchi di valore molto alti e molto bassi. Investire oggi in BTC potrebbe voler dire andare in perdita per i prossimi mesi, perché il prezzo sale e scende a una velocità vertiginosa. Tuttavia, possiamo dire con certezza che in dieci anni, dalla sua nascita ad oggi, il suo valore è cresciuto più di qualsiasi altro asset, registrando un +6.829,25 % (ROI Bitcoin).

Bitcoin: cos’è un investimento a lungo termine

Di tutte le criptovalute, bitcoin è la più longeva, forte e sicura. In dieci anni ha risposto alle crisi dell’economia reale mostrando anticorpi resistenti – sicuramente imputabili alla natura indipendente del suo mercato rispetto a quello della Borsa – e passando così il test più veritiero, quello del tempo. 

Anche la percezione del valore di bitcoin è maturata nel corso degli anni. Se all’inizio era principalmente sfruttato per fare speculazione finanziaria, la crescente fiducia nella sua tecnologia ha portato gli investitori a considerarlo un investimento a medio-lungo termine, guardando alla crescente integrazione tra bitcoin e l’economia reale come un’inevitabile crescita del suo valore. 

Per la sua crescita esponenziale, nonostante i postumi della crisi economica, bitcoin si è guadagnato il titolo di bene rifugio, cioè quel tipo di bene su cui le persone investono o ripongono i propri risparmi in un momento di contrazione economica. Per questo il mercato ha ribattezzato bitcoin con il nome di Digital Gold

Qual è la differenza tra speculare e investire a lungo termine?

Gli investimenti a lungo termine sono particolarmente adatti a risparmiatori che desiderano conservare la ricchezza a lungo termine e sono disposti a riscattare il capitale e i guadagni derivati in un periodo di tempo più lungo. Generalmente, chi sceglie un investimento a lungo termine su un bene tanto volatile come bitcoin e le criptovalute, è per la fiducia che ripone nella sua evoluzione e applicabilità

Fare speculazione finanziaria, invece, è un po’ come giocare in Borsa. La volatilità dei prezzi delle criptovalute, ovvero la loro oscillazione veloce e improvvisa, è sostanzialmente l’elemento che permette ai trader di ricavare dei margini di guadagno dai loro investimenti in un lasso di tempo molto breve. Questo lasso di tempo può andare da qualche mese a giorni o pochi minuti. Il trading è un’attività che può generare sostanziosi guadagni così come può prosciugare tutti i nostri investimenti in una volta sola.

Conclusione

Parlare di Bitcoin significa raccontare la più interessante invenzione tecnologica degli ultimi 20 anni. Tanto che il cambiamento portato da Bitcoin è comparabile a quello che comportò Internet nel 1994. 

Bitcoin è conosciuto principalmente come criptovaluta, ma è molto più di questo. Sostenere che Bitcoin è solo una moneta virtuale sarebbe come dire che internet è solo scambio di e-mail. 

Se Internet ha democratizzato l’accesso alle informazioni, la diffusione di dati e la possibilità di accedere alla conoscenza, Bitcoin ha democratizzato l’accesso alle risorse finanziarie, allo scambio di denaro e alla trasparenza delle informazioni, mettendo in discussione l’attuale sistema finanziario globale.

Il denaro è un’istituzione sociale che funge da unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore. Con l’emergere della tecnologia di contabilità decentrata (DLT), le criptovalute rappresentano una nuova forma di denaro: sono emesse privatamente in forma digitale e consentono transazioni peer-to-peer.

Storicamente, le valute soddisfano le loro funzioni principali quando il loro valore è stabile e la loro rete di utenti è sufficientemente ampia. Finora, le criptovalute non riescono a soddisfare questi criteri perché hanno un’alta volatilità, un mercato giovane e sono utilizzate da una nicchia di utenti. Proprio questi aspetti, che le rendono una tipo di moneta difficilmente capace di sostituire la valuta fiat in tempi brevi, hanno creato i presupposti perché si affermassero come mezzo speculativo e investimento a lungo termine. 

Storia delle criptovalute

David Chaum, un crittografo americano, fu il primo nel 1983 a concepire l’idea di una moneta elettronica basata sulla crittografia e orientata all’anonimato, a cui diede il nome di ecash. L’idea venne ripresa nel corso degli anni Novanta da sviluppatori come Wei Dai, che immaginò un concetto simile chiamandolo “b-money”. Poco dopo, un altro personaggio tutt’oggi noto nella scena crypto, Nick Szabo, formulò la sua teoria di funzionamento per quello che chiamò bit gold. Szabo introdusse  concetti ancora oggi innovativi per quanto riguarda la tecnologia blockchain

L’anno storico è quello della nascita della prima vera criptovaluta, bitcoin nel 2009. Il suo anonimo sviluppatore si nasconde dietro lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Satoshi creò il primo sistema decentralizzato per lo scambio di criptovaluta.

La seconda criptovaluta, Litecoin nacque da una ramificazione (fork) della blockchain di Bitcoin nel 2011. Da allora si susseguono migliaia di criptovalute che propongono soluzioni e progetti diversi

Le criptovalute: cosa sono le altcoin?

Negli anni, informatici e sviluppatori si sono adoperati per capire e migliorare la tecnologia blockchain dando vita a tutte le criptovalute che oggi conosciamo. Tutte queste criptovalute che non sono bitcoin sono chiamate “alternative coin”, abbreviato “altcoin”. 

Il valore delle criptovalute sul mercato è dato dalla legge della domanda e dell’offerta. Alcune criptovalute derivano il loro valore, in termini di convenienza, anche da utilità o caratteristiche che le distinguono singolarmente. 

Esistono circa 5.400 criptovalute, ma la maggior parte delle transazioni coinvolge le prime due top di mercato, Bitcoin ed Ethereum. A maggio 2020 le criptovalute rappresentano circa 250 miliardi di euro in termini di capitalizzazione di mercato, dove Bitcoin ed Ethereum ne costituiscono il 76%. Per capitalizzazione di mercato (Market Cap) s’intende la quantità di unità in circolazione per il prezzo di una criptovaluta in un dato momento. Per fare un confronto, le banconote e le monete emesse dalla Fed rappresentano circa $ 1,6 trilioni, mentre quelle emesse dalla Banca Centrale Europea rappresentano € 1,2 trilioni (dati 2018).

La classificazione della moneta: dove si inseriscono le criptovalute?

Per capire come le criptovalute si inseriscono all’interno del sistema finanziario occorre descriverle secondo i tre criteri con cui sono classificate le valute fiat: 

  • l’emittente: governativo o privato
  • la forma: fisica o digitale
  • come sono regolate le transazioni: centralizzate o decentralizzate

Le criptovalute rappresenterebbero quindi una forma di denaro già teorizzata nella tassonomia finanziaria, ma nata solo nel 2009 con bitcoin. 

In particolare, le criptovalute sono:

1) Emesse privatamente

Le valute emesse privatamente da soggetti autonomi non sono una novità. Lo sono, ad esempio, i depositi bancari. A differenza di questi, le criptovalute non sono una una passività e non possono essere rimborsate. L’emissione privata non è decisa da un’istituzione politica ma da un algoritmo, che permette di evitare decisioni discrezionali che possono portare a troppa inflazione. Sono persino avvantaggiate contro la deflazione, essendo divisibili in più decimali. Bitcoin ad esempio ha 8 decimali, mentre ether ne ha 18. Il controllo matematico sulla loro emissione è il presupposto della loro trasparenza e della prevedibilità della loro politica monetaria.

2) Digitali

Simili alla moneta elettronica emessa da banche centrali e commerciali, anche le criptovalute sono fiduciarie (non hanno valore intrinseco). 

In quanto valute digitali, le criptovalute non sono tangibili, non si possono prelevare al bancomat. Per questo, si scambiano con modalità diverse dal denaro tradizionale.

Le valute fiat sono utilizzate sia in forma fisica che digitale, per questo, quando sono digitalizzate possono essere confuse con le criptovalute, che sono valute esclusivamente digitali. È normale, infatti, conservare denaro fiat nel portafoglio o sul proprio conto corrente, ma è impossibile conservare criptovalute in un portafoglio fisico.

La confusione può nascere riguardo il saldo visibile su alcune app di pagamento o sul proprio home banking, tuttavia questo denaro non ha nulla a che fare con le criptovalute. Si tratta semplicemente di denaro fiat in forma digitale.

3) Peer-to-peer

Le criptovalute possono essere inviate direttamente tra due utenti grazie ai wallet, ovvero i portafogli digitali dove sono conservate. Questi trasferimenti hanno costi di transazione minimi, consentendo agli utenti di evitare le commissioni elevate richieste dalle istituzioni finanziarie tradizionali.

L’assenza di un collegamento a una particolare giurisdizione, nazione o intermediario, consente alla criptovaluta di essere una valuta veramente globale facilmente accessibile, che potrebbe facilitare il commercio globale e l’integrazione dei 6 miliardi di persone che non hanno accesso a servizi finanziari. La criptovaluta può quindi portare benefici in paesi dove c’è una grande crisi economica o nei paesi in via di sviluppo. 

Riassumendo, le criptovalute hanno dei vantaggi rispetto alle valute fiat perché: 

  • Sono libere da intermediari
  • Circolano sicure grazie alla blockchain
  • Sono indipendenti dai governi e dai confini
  • Sono anti-inflazionarie
  • Sono una risorsa alternativa

Come funzionano le criptovalute?

Il prefisso “cripto” suggerisce la risposta: “crittografia”. La crittografia protegge la proprietà e verifica le transazioni di criptovalute grazie a complessi calcoli algoritmici. Poiché si basa su funzioni matematiche, il sistema delle criptovalute è più sicuro dei sistemi basati sul controllo umano. In particolare la crittografia assicura che: 

  • un utente non spenda due volte la stessa quantità di criptovalute (problema del double spending)
  • un utente possa scambiare criptovalute senza compromettere la sua privacy 
  • mantiene al sicuro l’intero ecosistema

Un utente, per accedere al network, deve avere una coppia di chiavi dette chiave privata e chiave pubblica. La prima funziona come una sorta di password che dà accesso alla blockchain, con l’essenziale differenza che non può essere modificata o recuperata se persa. 

Dalla chiave privata è possibile generare una chiave pubblica e un indirizzo pubblico. Questi servono per ricevere criptovalute, come se fossero rispettivamente un conto bancario e un iban. Da una chiave pubblica o un indirizzo pubblico è impossibile risalire alla chiave privata che li ha generati. Questo sistema, detto crittografia a chiave pubblica, è ciò che rende la proprietà delle criptovalute sicura e praticamente inviolabile da soggetti terzi. Nessuno può bloccare il tuo conto di criptovalute o impedirti di spostarle. Inoltre, è molto semplice dimostrare al network di nodi che deve verificare la tua transazione di criptovalute, il tuo diritto a spenderle.  

Definizione

Le criptovalute sono valute digitali usate per lo scambio di beni e servizi, basate su crittografia e tecnologie peer-to-peer.

Conclusioni

Le criptovalute come Bitcoin sembrano aver evidenziato un problema nel sistema globale bancario. Un sistema che funziona solo 8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, nell’era di Internet non sembra molto pratico. Ad oggi Bitcoin ha circa 100.000 nodi. Spegnerlo è praticamente impossibile. Quello che è possibile è che i governi trovino il modo di regolamentare Bitcoin e le altre criptovalute. 

Le criptovalute, in linea generale, si basano su un software open source che può essere implementato da chiunque direttamente da casa. Finché c’è connessione a Internet possono essere creati nuovi progetti di criptovaluta. È questa la vera incognita per ogni governo: la diffusione di valute non regolamentate. Più velocemente si sviluppa la tecnologia su cui si basano le criptovalute, la blockchain, più veloce è la possibilità che si sviluppino nuove criptovalute e che vengano adottate. 

In tempi brevi, le criptovalute potrebbero evolversi in legittimi mezzi di pagamento privati,  più che sfidare i poteri delle valute ufficiali. Alla fine, come potenziale concorrente delle valute ufficiali, le criptovalute potrebbero persino avere un effetto positivo agendo come un dispositivo di disciplina che spinge le banche centrali (specialmente nei paesi con storie di politica monetaria lassista) a prendere sul serio i loro mandati di stabilità dei prezzi.

Oggi non potremmo dire altro che “Ethereum is going to the moon”. Il fratello minore di Bitcoin, che ha da poco festeggiato il suo quinto compleanno, sta entrando in una nuova era con il progetto Ethereum 2.0
Ma chi c’è dietro a queste idee rivoluzionarie? Vediamo la storia di Vitalik Buterin e di come abbia creato la seconda blockchain più importante al mondo.

La nascita di Ethereum

In un piccolo pub di Toronto, un gruppo di sconosciuti si riunisce per parlare di Bitcoin. È un pomeriggio di Novembre del 2012. Anthony di Iorio, famoso imprenditore canadese, ha organizzato l’incontro dopo aver venduto alcune proprietà di Toronto per comprare bitcoin, e cerca persone come lui che credano in questa nuova realtà.

Tra i presenti siede un ragazzo pallido, un po’ schivo, di appena 18 anni, che frequenta il primo anno di università. Da un anno ormai ha fondato il giornale Bitcoin Magazine, con Mihai Alisie, un amico della Romania, e sta cominciando a farsi strada nel mondo delle criptovalute come giornalista.  

Il suo nome è Vitalik Buterin. A 6 anni moltiplicava numeri di tre cifre senza batter ciglio e il suo passatempo preferito erano le formule su Excel. Ebbene, questo ragazzino russo è l’inventore di Ethereum, la blockchain da 25 miliardi di dollari con la seconda capitalizzazione più grande al mondo.

A qualsiasi costo

Dopo questo incontro in Canada, Vitalik Buterin decide di lasciare l’università dove stava studiando informatica e inizia a viaggiare il mondo (Amsterdam, Israele, San Francisco) in cerca di idee e spunti per il progetto che sta maturando nella sua mente, mentre continua a dedicarsi al giornale. Capisce che la community intorno a bitcoin è reale, seppur piccola, e che queste persone inseguono il sogno di Satoshi Nakamoto al pari di una religione. A quel punto decide che “Valeva la pena prendersi un rischio per farne parte”. 

Grazie a questo viaggio conosce sviluppatori, appassionati, startupper, investor e decide di fermarsi in Israele, con il progetto Mastercoin, startup che offre servizi finanziari per registrare contratti su blockchain. 

È qui che Vitalik ha l’idea, ed è qui che comincia a vedere quello che manca a Bitcoin: la flessibilità. Quello di Nakamoto è un codice troppo complesso, adatto come sistema di pagamento peer-to-peer. Ma Vitalik vede molto più lontano. Secondo lui, qualsiasi contratto tra persone non solo può essere registrato ma può essere stipulato e attuato in automatico direttamente su blockchain. Non solo. Intuisce che, grazie a questi contratti, la blockchain può diventare uno strumento che chiunque può utilizzare per creare una nuova generazione di applicazioni, criptovalute, token e servizi. 

Un mondo decentralizzato

La sua idea di rete decentralizzata si allarga dal mero mondo dei pagamenti all’idea di un super computer che può essere utilizzato per creare letteralmente qualsiasi caratteristica che sia matematicamente descrivibile, grazie agli smart contract. I “contratti intelligenti” svolgono in automatico un’istruzione in base all’avvenimento di un particolare evento, il tutto dettato dalla blockchain. Ad esempio, quando compriamo un mobile e viene eseguita la consegna a domicilio, lo smart contract andrà a sbloccare il pagamento al fornitore.
Nasce così il concetto di Web 3.0.

Curiosità

Con lo sviluppo della rete Ethereum, il termine Web 3.0 (nato nel 2006) ha assunto un nuovo significato di “rete decentralizzata”. Il Web 3.0 è la nuova generazione di Internet, e si basa sull’uso di machine learning e intelligenza artificiale (AI). Il Web 3.0 sarà più intelligente, senza censura, con contenuti più personalizzati per chi naviga.

Nel 2013 Vitalik scrive il White Paper di Ethereum che ha un enorme successo e attira diversi investimenti da menti che diventano poi parte fondante del team, tra cui Mihai Alisie, Anthony di Iorio, Charles Hoskinson, Jeffrey Wilcke, Gavin Wood o Joseph Lubin.

La filosofia di progettazione del protocollo Ethereum è per molti versi l’opposto di quella presa oggi da molte altre criptovalute. Le nuove criptovalute mirano ad aggiungere complessità e aumentare il numero di “funzionalità”; Ethereum, d’altra parte, toglie funzionalità.

Il team è composto da sviluppatori ed imprenditori che hanno visioni molto diverse riguardo al futuro di Ethereum. Discutono molto rispetto al modello che Ethereum deve assumere: for-profit o no profit?

L’ICO e la Foundation

Nel luglio 2014 Ethereum è rimasta senza soldi e ha accumulato grossi debiti per finanziare i legali e per i viaggi del team. Vive dei finanziamenti dei suoi stessi founder. A questo punto, Buterin decide di raccogliere capitale senza servirsi dei metodi tradizionali ma con una prassi allora quasi del tutto sconosciuta: una ICO. 
 
Per recuperare il denaro necessario, il team crea una nuova criptovaluta, l’Ether, che rende la piattaforma appetibile per gli investitori. 
Ethereum ha un tale successo da lanciare una vera e propria moda. Come vedremo, il 2017 registra un boom impressionante di ICO, che avrà conseguenze decisive per tutto il mercato crypto. La storia della ICO di Ethereum è qualcosa di leggendario, e ve lo racconteremo nel prossimo capitolo.

Conclusione

Vitalik Buterin, 25 anni, feroce sostenitore dalla decentralizzazione, sviluppatore e scrittore, ha appena creato qualcosa di rivoluzionario ma con il suo team è al lavoro su una trasformazione molto complessa del protocollo.

Ethereum 2.0 prevede il passaggio da Proof of Work (PoW) a Proof of Stake (PoS), un cambiamento epocale nel meccanismo di consenso e nella creazione di nuovi blocchi alla blockchain. Per chi di voi non ha ancora esplorato gli articoli dedicati alla tecnologia, basti sapere che si passerà da un modello basato sul mining (PoW), dove i validatori vengono remunerati per il loro lavoro (che ha un costo in termini di energia elettrica e impatto ambientale notevole), al PoS. Secondo il PoS a ogni utente è richiesto di dimostrare il possesso di un certo ammontare di criptovaluta che viene congelato. In virtù del fatto che possiedono la criptovaluta ricevono una ricompensa. Se tentano di perpetuare attività scorrette, perdono tutte le loro criptovalute congelate.

Questo cambiamento porterà grandi benefici a tutte le criptovalute ERC-20, come YNG. Non resta che aspettare di vedere cosa succederà.

Tecnologicamente parlando, una blockchain è una rete decentralizzata che ha una memoria condivisa comune (“stato”) e aggiorna il suo stato elaborando input (“transazioni”) che arrivano dall’esterno secondo una serie di regole prescritte (“il protocollo”). Tutto questo processo viene fatto senza alcun tipo di coordinamento centrale o singolo punto di potenziale fallimento, ma svolto da migliaia di volontari

La blockchain: un nuovo sistema di pagamento 

La blockchain è una delle invenzioni più promettenti nel campo della tecnologia dell’informazione. 

Uno dei suoi punti di forza maggiori è sicuramente la trasversalità: l’innovazione della blockchain riguarda la modalità in cui viene effettuata una transazione, e le transazioni riguardano una moltitudine di settori. Il settore in cui vede già ampio sviluppo, tuttavia, è quello finanziario.

Nonostante l’intero universo di possibilità, la blockchain nasce come tecnologia di pagamento. Uno dei casi d’uso più interessanti riguarda l’invio di unità di valore, chiamate spesso  “asset digitali”. Tra gli asset digitali più sperimentati e sviluppati troviamo le criptovalute. Pur essendo ancora avvolte dal mistero e dal sospetto per la maggioranza delle persone, le criptovalute stanno crescendo a un ritmo incalzante e stanno entrando con la stessa velocità nelle nostre vite.

Le 6 caratteristiche della blockchain

Da quando Satoshi Nakamoto concettualizzò Bitcoin come sua prima applicazione nel 2008, la blockchain è sotto i riflettori. È lei la vera protagonista della bitcoin revolution.

La tecnologia blockchain introduce una serie di concetti fondamentali che la caratterizzano come innovazione: 

  1. Decentralizzazione. A differenza delle transazioni eseguite con le banche, le transazioni su blockchain non sono controllate né mediate da banche e governi, in altre parole non sono centralizzate. Rimuovendo l’autorità al vertice, il sistema decentralizzato della blockchain pone una nuova libertà finanziaria nelle mani di chiunque la usi. 
  1. Nessun intermediario. Intermediari quali servizi di pagamento e banche garantiscono la legittimità delle transazioni di valuta fiat. La tecnologia blockchain sostituisce queste terze parti con un registro di dati distribuito a tutta la comunità di volontari partecipanti. La fiducia in questo caso è riposta in persone o organizzazioni pari all’utente (peers) e non più verso una grande azienda senza volto.
  1. Trasparenza. Tutte le transazioni su blockchain sono visibili pubblicamente. Quando si parla di asset digitali, è possibile inserire un ID di transazione in un block explorer e vedere una transazione registrata sulla blockchain. Ogni ID di transazione è unico. 
  1. Resistenza alla censura. Governi e banche possono, a loro discrezione, decidere se oscurare transazioni e conti. Il modello blockchain, invece, va in controtendenza poiché si basa su un insieme di regole concordate. Tutti coloro che utilizzano la rete sono vincolati dallo stesso insieme di regole, condividono gli stessi diritti e doveri.   
  1. Immutabilità. Una volta registrata, una transazione su blockchain non può essere modificata o cancellata. Le transazioni sono irreversibili, ciò significa che, anche nell’improbabile eventualità che un network venga hackerato con successo, le transazioni esistenti non possono mai essere annullate. 
  1. Sicurezza. La sicurezza della blockchain dipende da quattro fattori: immutabilità, algoritmo di consenso, crittografia a chiavi e criptoeconomia (modelli matematici comportamentali e decisionali). L’integrità delle criptovalute dipende unicamente dall’integrità della blockchain. 

La struttura della blockchain 

Le caratteristiche della blockchain derivano dalle sue componenti strutturali: 

Il libro mastro distribuito (Distributed Ledger). Sulla blockchain vengono effettuate e registrate transazioni. I dati relativi a ogni transazione sono registrati come su di un grande libro mastro distribuito tra tutti i nodi della rete. Ogni nodo che partecipa alla rete della blockchain controlla ogni transazione. Questo assicura che non sia necessaria un’autorità centrale per confermare le transazioni della blockchain.  

Il meccanismo del consenso. Quando un numero sufficiente di nodi incontra il consenso riguardo una transazione, la transazione viene confermata con successo. Questo è possibile attraverso speciali algoritmi specifici per la blockchain. 

Crittografia a chiave pubblica.  La crittografia a chiave pubblica viene utilizzata sulla blockchain per crittografare i dati e creare firme digitali. La chiave pubblica può essere mostrata a chiunque, ed è per questo che viene definita “pubblica”. La chiave privata, invece, dovrebbe essere nota solo dall’utente a cui appartiene. Questa è la chiave che garantisce che solo l’utente abbia il controllo delle proprie risorse digitali. Chi possiede la coppia di chiavi corretta può creare una firma digitale per confermare una transazione o decriptare qualsiasi dato crittografato. Per questo motivo la vostra chiave privata deve rimanere segreta.

Conclusione

La blockchain applica per la prima volta la crittografia ai sistemi decentralizzati e si arma di una moneta compatibile e nativa.

Portando alla luce tematiche come la privacy, la trasparenza e la democrazia finanziaria, la blockchain sta avendo un forte impatto soprattutto sul settore dei pagamenti. Secondo i dati di Statista.com, nel 2019 sono stati spesi 2,9 miliardi di dollari per l’implementazione della tecnologia blockchain. A questo ritmo, si prevede che il mercato globale della blockchain crescerà fino a 60 miliardi di dollari entro il 2024. L’impatto della blockchain è evidente anche dal fatto che colossi del mercato come IBM Microsoft stanno facendo a gara per proporne le soluzioni più avanzate e paesi come l‘Australia stanno creando una blockchain nazionale.

La Fondazione Quadrans, nata nel 2018, è un’organizzazione no-profit con sede nel Canton Ticino, Svizzera. La missione della Fondazione è di sostenere la creazione di protocolli e applicazioni decentralizzate per facilitare l’interazione tra individui, imprese e istituzioni. Qualsiasi azienda può utilizzare la blockchain di Quadrans grazie a soluzioni che sfruttano smart contract, ossia contratti programmati che hanno regole ben precise e immutabili. 

La blockchain è nota soprattutto per essere la base dello scambio di criptovalute, ma non si limita a questo. Le soluzioni fornite dalla blockchain Quadrans, infatti, sono ideali per la notarizzazione documentale, la tracciabilità di filiera, o per qualsiasi altro tipo d’uso che richieda la certificazione dei propri dati.
Quadrans, inoltre, utilizza un protocollo ad alta efficienza energetica per promuovere la sostenibilità e limitare l’impatto ambientale attraverso la riduzione delle emissioni di CO2. 

Quadrans blockchain è l’infrastruttura a monte di una serie di progetti e imprese che si inseriscono in numerosi settori dell’economia.

casi di applicazione della blockchain Quadrans vanno dalla tracciabilità alimentare, tessile e dei rifiuti, fino al PET-tech. La blockchain permette la tracciabilità sicura ed esente da corruzione di qualsiasi filiera, processo o database. Per questo motivo è particolarmente utile nel certificare l’autenticità delle filiere di produzione e distribuzione per aziende alimentari, tessili o di smaltimento rifiuti che hanno a cuore la qualità e genuinità dei loro prodotti e servizi.

Prendiamo ad esempio 4 dei numerosi progetti in cui è coinvolta la blockchain di Quadrans.

Blockchain e solidarietà 

spesasospesa.org 

Per ridurre lo spreco alimentare, che ogni anno in Italia è stimato intorno ai 15 miliardi di euro, nasce il progetto SpesaSospesa.org, la piattaforma digitale per l’acquisto, la vendita e la donazione di generi alimentari di prima necessità.

A seguito della crisi economica dovuta all’emergenza Covid-19 in Italia, per venire incontro alle esigenze delle famiglie che hanno perso il lavoro o si trovavano in difficoltà, SpesaSospesa – insieme a Foodchain, Regusto e Synesthesia – ha creato sulla blockchain Quadrans una piattaforma semplice da utilizzare per prenotare i beni alimentari donati o acquistarli ad un prezzo scontato.

Si tratta del primo sistema decentralizzato per la gestione delle donazioni di cibo che sfrutta la tecnologia blockchain per garantire una completa e trasparente tracciabilità di ogni flusso. Main partner Sorgenia, che ha coinvolto i dipendenti e la sua community per trasformare l’energia utilizzata in cibo. Il flusso di donazioni è tracciato e sicuro sull’infrastruttura Quadrans grazie alla tecnologia blockchain che dà la possibilità a chiunque lo desideri di consultare e visionare il percorso effettuato dagli alimenti. Un progetto solidale che crea fiducia e sicurezza tra tutti gli attori della piattaforma. 

Blockchain e ecologia

Sogin – https://www.sogin.it/it 

Come possiamo usare la blockchain per migliorare il nostro presente e garantire un futuro più verde?

La Fondazione Quadrans ha fatto della creazione, dello sviluppo e del sostegno di progetti orientati alla comunità la sua forza trainante sin dalla sua creazione. In linea con i principi della fondazione, la piattaforma blockchain che garantirà la tracciabilità dei rifiuti radioattivi fino alla fine del ciclo nucleare italiano sarà sviluppata proprio sull’infrastruttura Quadrans e verrà utilizzata da Sogin, la società pubblica italiana responsabile della dismissione delle centrali nucleari italiane.

Il progetto Sogin, presentato a Milano il 16 dicembre 2019 al meeting informale della European Blockchain Partnership, rientra in una collaborazione con il MISE e, per le modalità di progettazione e implementazione adottate, potrà essere esteso anche alla gestione di altre tipologie di rifiuti. 

Tracciabilità dei prodotti alimentari

Filiera delle Zuppe, Pralina Srl – https://www.pralinasrl.it/traccia-il-giusto/ 

La partnership con Pralina S.r.l. per le antiche zuppe e vellutate “Patto con la Terra”,  rappresenta un primo passo verso il tracciamento di alimenti compositi e realizzati con diverse materie. Il protocollo d’intesa va a sancire il sodalizio etico tra l’azienda e i contadini che, da un lato impegna Pralina ad acquistare le materie prime dai produttori selezionati, dall’altro impone a questi una serie di paletti nella gestione dei loro terreni: assenza di pesticidi e trattamenti naturali. Al supermercato, basterà inquadrare con lo smartphone il Qr code sul coperchio della confezione per ricostruire tutte le tappe produttive della zuppa, dei suoi ingredienti e materie prime. 

Filiera del Gelato, Alberto Marchetti – https://www.albertomarchetti.it/ 

Il progetto blockchain di Alberto Marchetti è stato presentato all’ultima edizione di Cheese2019, organizzato da Slow Food e Regione Piemonte. Il maestro gelatiere Alberto Marchetti ha scelto la tecnologia di Blockchain powered by Quadrans per garantire la qualità del gelato, decidendo di tracciare la sua filiera dalla materia prima al prodotto finito; così facendo tutela il suo prodotto da possibili contraffazioni, protegge il marchio Made in Italy, e garantisce trasparenza nei confronti dei suoi clienti e collaboratori.
Inquadrando il QR code con il cellulare, il consumatore può risalire all’origine delle materie prime di due gusti proposti da Marchetti: fiordilatte e caffè. Tutti potranno immergersi nella storia di questi gusti, seguendone l’intera filiera. 

Tracciabilità della filiera tessile

Ulteriore declinazione del processo di tracciabilità delle filiere produttive è quella della piattaforma Textilechain, realizzata dalla stessa Foodchain per la difesa del Made in Italy, la tutela dei marchi dell’abbigliamento e l’anticontraffazione. Ancora una volta il motto è “Non esiste sostenibilità senza tracciabilità”. Textilechain fornisce quella tecnologia che, tracciando prodotti e processi, permette a ogni attore della filiera di dimostrare: 

  • Qualità dei materiali
  • Autenticità del prodotto
  • Sostenibilità del processo 
  • Etica di produzione 

Ecco due casi di applicazione di Textilechain:

Top digitex – TRAME : https://www.topdigitex.com/fashiontech-trame/

Il progetto, nato nell’ambito del Bando FashionTech di Regione Lombardia, si pone come principale obiettivo la generazione di un aumento della sostenibilità di prodotto, di processo e sostenibilità sociale del settore tessile. Attraverso l’introduzione della nuova tecnologia blockchain e lo sviluppo degli strumenti tecnici che permetteranno di applicarla, si mira a dare un più elevato livello di trasparenza ai clienti business ed ai consumatori sia dal punto di vista ambientale che energetico.

Con una tracciabilità sia sui prodotti che sui consumi lungo l’intero ciclo produttivo, si assicurerà un maggior livello di chiarezza dal materiale grezzo sino al prodotto finito, rendendo disponibili ed accessibili tutte le informazioni di interesse a tutti gli stakeholder coinvolti. Come dimostra lo studio che il MiSE sta conducendo nel settore tessile, al quale alcune aziende stanno partecipando, la blockchain applicata ai sistemi produttivi attuali avrà la capacità di rivoluzionare lo status quo. 

Goupille by Stefania Ceccarani – https://www.goupille.it/

Sull’infrastruttura di Quadrans, la fashion designer Stefania Ceccarani ha deciso di tracciare tutta la sua linea di capi Goupille. I Qr code applicati sui capi permettono di accedere alla storia completa ed immutabile del prodotto GOUPILLE per scoprire il suo percorso durante tutte le fasi di lavorazione.

La tecnologia blockchain collega tutte le informazioni raccolte lungo la filiera, le cristallizza e le rende accessibili a tutti gli utenti. Grazie all’integrazione con i sistemi di informatica aziendali e a sistemi IOT (internet of things) è possibile implementare una tracciabilità che copra ogni fase della filiera dalla produzione alla logistica, fino alla distribuzione. In questo modo, nel pieno rispetto dei livelli di privacy, pre-impostabili e strutturabili secondo le differenti esigenze individuate, la piattaforma Textilechain rende immediatamente consultabili foto, video e tutte le ulteriori informazioni collegate al prodotto. 

Come abbiamo spiegato negli articoli precedenti, Ethereum è una piattaforma globale e decentralizzata per criptovalute e nuovi tipi di applicazioni.
Fino a tempi relativamente recenti, la realizzazione di applicazioni su blockchain ha richiesto un solido background di sviluppo e crittografia. I tempi sono cambiati e applicazioni in precedenza inimmaginabili, dal voto elettronico, alla registrazione digitale degli asset immobiliari, al trading, sono ora attivamente sviluppate e implementate più velocemente che mai. Grazie agli smart contract, Ethereum fornisce agli sviluppatori gli strumenti per costruire applicazioni decentralizzate, DApp e DAO.

Cosa sono gli Smart Contract Ethereum?

Smart contract significa letteralmente “contratto intelligente”. Come i contratti che conosciamo, anche gli smart contract si presentano come una serie di condizioni e conseguenze, in altre parole sono costruiti come la frase ipotetica “Se…allora”. Un esempio può essere la frase seguente: SE pago l’affitto il primo del mese ALLORA il proprietario mi lascia usare l’appartamento.

La sostanziale differenza con i contratti legali su carta è che gli smart contract sono costituiti da codice crittografico e il loro “ALLORA” implica l’azionamento di una serie di transazioni on-chain (sulla blockchain) programmate e automatizzate per dei casi specifici di applicazione. Quindi, in un futuro intelligente gestito dagli smart contract, se il mio proprietario riceve l’affitto pagato tramite la blockchain, la porta smart del mio appartamento si aprirà davanti a me quando rileverà il mio viso.

La tecnologia degli smart contract è definita da alcune caratteristiche che la rendono sia sicura che controversa: 

  • Automatica (Self-executing)
  • Immutabile
  • Letterale 

Uno smart contract quindi non prevede deroghe o eccezioni se queste non sono programmate. È proprio come ci immaginiamo un giudice-robot.
Di conseguenza, più è complesso un contratto più è difficile farne eseguire tutte le condizioni o rispondere a tutte le eventualità senza lasciare spazio all’interpretazione.

Cosa sono l’EVM e le DApp?

DApp

Le DApp (Decentralised Application) sono sostanzialmente applicazioni basate su blockchain e quindi decentralizzate. Sono costituite da una serie di smart contract pensati per un caso d’uso specifico.
Prima della creazione di Ethereum, le DApp erano progettate per eseguire un insieme molto limitato di operazioni. Bitcoin ad esempio, è una DApp sviluppata principalmente per supportare la circolazione della criptovaluta bitcoin.
Gli sviluppatori che volevano creare nuove DApp hanno dovuto affrontare un problema. O espandere l’insieme di funzioni offerte da Bitcoin e da altri tipi di applicazioni, che è molto complicato e richiede molto tempo, oppure sviluppare una blockchain e una piattaforma completamente nuove. Così fece il creatore di Ethereum, Vitalik Buterin.

EVM

L’innovazione principale di Ethereum, la “Macchina Virtuale di Ethereum” (EVM) è un software sulla rete Ethereum che consente a chiunque di eseguire qualsiasi programma, indipendentemente dal linguaggio di programmazione, ammesso di avere abbastanza tempo e spazio. Vitalik ha paragonato il protocollo EVM a una sorta di coltellino svizzero. La macchina virtuale Ethereum rende il processo di creazione di applicazioni su blockchain molto più facile ed efficiente di prima. Invece di dover costruire una blockchain da zero per ogni nuova applicazione, Ethereum permette lo sviluppo di migliaia di applicazioni potenzialmente diverse su un’unica piattaforma. 

Inoltre, ciò significa che tutti i servizi centralizzati possono essere decentralizzati utilizzando Ethereum. Pensate a tutti i servizi intermediari che esistono in centinaia di settori diversi, come i prestiti bancari, i servizi di intermediazione, i registri dei titoli, i sistemi di voto, la conformità normativa e molto altro ancora.

I vantaggi di una DApp Ethereum

Poiché le applicazioni decentralizzate funzionano sulla blockchain, traggono vantaggio da tutte le sue proprietà.

  1. Immutabilità. I dati non possono essere modificati da terzi.
  2. A prova di corruzione e manomissione. Le applicazioni si basano su una rete formata sul principio del consenso, rendendo impossibile la censura.
  3. Sicurezza. Senza un punto centrale di vulnerabilità e protette dalla crittografia, le applicazioni sono sicure da attacchi di hacker e attività fraudolente.
  4. Nessun “downtime”. Le DApp non vanno mai in standby e non possono mai essere spente.

Gli svantaggi delle DApp Ethereum

Nonostante i numerosi vantaggi, le DApp non sono perfette. Siccome il codice degli smart contract è scritto da esseri umani, i contratti intelligenti hanno gli stessi limiti delle persone che li scrivono. Bug od omissioni nel codice possono causare anomalie non intenzionali. Se un errore nel codice viene sfruttato per compromettere il sistema, non c’è un modo efficiente per fermarlo, se non ottenere il consenso del network e riscrivere il relativo codice. Questo, tuttavia, andrebbe contro l’essenza della blockchain, la quale deve essere immutabile. Inoltre, qualsiasi decisione presa solo da una piccola parte del network solleva seri interrogativi sulla natura decentralizzata di un’applicazione.

Cosa sono le DAO?

Ethereum può anche essere usato per costruire Organizzazioni Autonome Decentralizzate (DAO). Una DAO è un’organizzazione completamente autonoma, decentralizzata e senza un unico leader. Le DAO sono l’espressione più complessa degli smart contract perché sono vere e proprie organizzazioni con uno scopo, come può essere un’azienda o un ente governativo. Gli smart contract qui sostituiscono il management, quindi rispetto a una DApp o a una blockchain si aggiungono ulteriori livelli di automazione della regolazione, dei meccanismi di consenso e verifica. Una DAO è di proprietà di tutti coloro che acquistano i token, ma i token, invece di equivalere ad azioni e titoli di proprietà, fungono da contributi che danno diritto di voto alle persone.

Una DAO consiste di uno o più contratti e può essere finanziata da un gruppo di individui che la pensano allo stesso modo, ad esempio. Una DAO opera in modo completamente trasparente e completamente indipendente da qualsiasi intervento umano, compreso quello dei suoi creatori originali. Una DAO rimarrà in rete finché riesce a coprire i costi di sostentamento e fornisce un servizio utile alla sua base clienti

Stephen Tual, fondatore di Slock.it, ex CCO Ethereum.

L’esempio più noto di DAO è Dash, la DAO che emette una criptovaluta open source.

La prima Organizzazione Autonoma Decentrata (nota come DAO) doveva operare come un fondo di capitale di rischio per lo spazio cripto e decentrato. La mancanza di un’autorità centralizzata ha ridotto i costi e in teoria fornisce più controllo e accesso agli investitori.
Le DAO sono un concetto in sviluppo, infatti i primi casi di DAO hanno riscontrato problematiche come quella del DAO hack nel Giugno 2016.

All’inizio di maggio 2016, alcuni membri della comunità dell’Ethereum annunciarono la nascita di DAO, nota anche come Genesis DAO. Fu costruita come uno smart contract sulla blockchain di Ethereum. Il framework di programmazione fu sviluppato open source dal team di Slock.it, ma fu distribuito sotto il nome di “The DAO” dai membri della comunità Ethereum. 
Tuttavia, il 17 giugno 2016, un hacker trovò una falla nel codice che gli permise di drenare fondi dalla DAO. Nelle prime ore dell’attacco furono rubati 3,6 milioni di ETH, l’equivalente di 70 milioni di dollari.
Tutto ciò fu possibile non per colpa di una mancanza di Ethereum, ma per un difetto nel codice della DAO stessa. Allo stesso modo se un sito internet non funziona, non è un problema di internet in generale, ma del sito in questione. 

Conclusione

Ethereum è un progetto molto ambizioso che segue alti ideali, ma nonostante le significative barriere che progetti simili devono superare, ha raggiunto un successo quasi pari a quello di Bitcoin. Con il grande ideale di decentralizzare qualunque processo economico e sociale, Ethereum ha grandi possibilità di essere il progetto che porterà il mondo in un futuro più intelligente.

Per cominciare a comprare, vendere o scambiare Bitcoin o qualsiasi altra criptovaluta, è necessario avere un wallet. Wallet significa letteralmente “portafoglio”. 

La custodia delle criptovalute

Il wallet è lo strumento che dà accesso alle proprie criptovalute. A differenza del tradizionale portafoglio che portiamo nella tasca dei pantaloni o a un conto bancario, il wallet non contiene fisicamente le nostre criptovalute. Queste si trovano sulla blockchain.  

Sul wallet sono registrate la chiave privata, la chiave pubblica, l’indirizzo pubblico, lo storico delle transazioni e il saldo delle criptovalute che si possiedono.  

L’elemento fondamentale di tutto il sistema di custodia di criptovalute è la chiave privata. La chiave privata genera la chiave pubblica che a sua volta genera un indirizzo pubblico. 

L’indirizzo pubblico, come è intuibile dal nome, può essere condiviso con tutti. Se ad esempio un amico ci vuole inviare dei bitcoin, gli daremo l’indirizzo pubblico del nostro wallet che, in questo senso, funziona come un iban bancario. 

La chiave privata, invece, è da custodire con cura. Solo con la chiave privata, infatti, si possono autorizzare transazioni dal proprio wallet a quello di qualcun altro, e fornire una prova crittografica della provenienza dei propri bitcoin.

Un trasferimento di proprietà, non di fondi

Abbiamo detto che il wallet non contiene fisicamente le criptovalute, ma che queste sono sulla blockchain a cui si può accedere con la propria chiave privata. Come funziona, quindi un invio di criptovalute?

Prendiamo come esempio l’invio di un bitcoin al nostro amico Marco. Nel momento in cui autorizziamo una transazione di 1 bitcoin dal nostro wallet, non facciamo altro che sottoscrivere la proprietà di quel bitcoin all’indirizzo del wallet di Marco. In altre parole, nel momento in cui inviamo 1 bitcoin al wallet di Marco, la blockchain registra in modo permanente e immutabile che quel bitcoin è ora di sua proprietà. 

La regola d’oro

Non è il bitcoin che si sposta, ma è il suo proprietario che cambia. Il wallet è il tuo piccolo angolo di blockchain a cui puoi accedere solo tu e che mostra la percentuale di criptovalute di tua proprietà.

Hot wallet e cold wallet: la differenza

I wallet possono essere definiti: “hot” e “cold” a seconda di come operano. Dall’inglese “caldo”, è chiamato hot wallet perché connesso a internet, mentre i wallet “freddi” (cold) restano per la maggior parte del tempo offline. 

L’Hot wallet, il tuo portafoglio

Sono wallet online, in media meno sicuri, ma permettono di usare le proprie criptovalute comodamente e velocemente, offrendo più servizi dei cold wallet.  Possono essere delle app, dei programmi per desktop, dei siti web, o wallet di un exchange.

Sono l’ideale per chi vuole iniziare un percorso nel mondo delle criptovalute, perché sono più semplici da usare e aiutano a capire le meccaniche del mercato poco alla volta, senza rischiare di dover gestire da soli i propri investimenti. 

Inoltre, essendo connessi a Internet e quindi alla blockchain, permettono di acquistare e vendere le criptovalute in pochi minuti. In momenti di grande volatilità del mercato, ovvero quando i prezzi salgono e scendono molto velocemente, è fondamentale per un investitore poter operare con immediatezza, sia per contenere eventuali perdite, sia per ottenere il margine di guadagno desiderato. 

È bene tener presente che gli hot wallet sono più vulnerabili dei cold wallet ad attacchi hacker e tentativi di phishing, proprio in virtù del fatto che sono connessi ad internet. 

Il problema della sicurezza degli account è centrale per ogni azienda che offre servizi di custodia di criptovalute, come un exchange. Perciò, anche quando le procedure di accesso ai tuoi fondi sembreranno un po’ macchinose e con diversi passaggi da effettuare, sono in realtà strategie per proteggere le tue criptovalute.

Il Cold wallet, la tua cassaforte

Sono wallet offline, quindi più sicuri, ottimi per conservare investimenti di largo taglio e a lungo termine. Ne esistono di diverse varietà, ciascuna con delle proprietà uniche.

Anche questi possono essere app o programmi per desktop, ma non sono connessi a internet. Questo non li rende del tutto immuni, dal momento che anche un computer o uno smartphone può essere colpito da virus o hackerato. Il cold wallet più sicuro di tutti è quello hardware (in chiavetta usb) o di carta (paper wallet). Il paper wallet tuttavia, non permette l’uso diretto delle criptovalute, poiché non fa altro che tenere al sicuro la chiave privata, ossia il codice di accesso alle proprie criptovalute.

Come una cassaforte, tengono molto al sicuro la maggior parte delle proprie criptovalute a discapito della facilità d’uso e della possibilità di utilizzarle con immediatezza.

Vitalik Buterin nel Luglio 2014 lancia l’ICO più grande e di maggiore successo mai avvenuta, con una raccolta di 18,4 milioni di dollari per la realizzazione del suo ambizioso progetto: Ethereum. 

L’ICO di Ethereum rappresenta ancora oggi un modello di raccolta fondi innovativo, che ha ispirato numerosi progetti e imprenditori.

Nonostante Vitalik sia un gran sostenitore di Bitcoin, Ethereum nasce proprio dall’idea che il Digital Gold abbia delle limitazioni. Per questo, a soli 19 anni, inizia a comporre un’ideale mondo decentralizzato: la visione era quella di un mondo nel quale ogni tipo di processo burocratico, amministrativo o finanziario potesse avvenire senza intermediari. 

La ICO storica

La ICO si apre il 20 Luglio e si chiude il 2 Settembre 2014, con una durata complessiva di 42 giorni. L’unico modo per partecipare è pagare in bitcoin.

Il meccanismo di raccolta creato alla base è molto interessante: i primi giorni ogni bitcoin dà la possibilità di ricevere 2.000 Ether, poi decresce progressivamente nei giorni a seguire fino ad arrivare a 1BTC = 1.337 ETH. Con questo sistema l’ICO ottiene la vendita di quasi 60.000.000 token.

Grazie all’ICO, Ethereum riesce a raccogliere 31.529 bitcoin per un valore di 18,4 milioni di dollari. Un aneddoto curioso è che non era stato stabilito alcun tetto minimo o massimo di raccolta, eppure si tratta del sesto progetto con la più alta raccolta fondi di tutti i tempi. In realtà sembra anche che il team di sviluppo della società abbia perso la maggior parte dei suoi ricavi a causa delle fluttuazioni del prezzo di bitcoin.

Definizione

ICO sta per Initial Coin Offering, un’offerta iniziale di vendita al pubblico nel mondo delle criptovalute. Quando un progetto vuole lanciare la propria criptovaluta, può lanciare una ICO per attrarre investitori al proprio ecosistema.

Il concept di Ethereum

Durante la campagna di lancio, Ethereum è venduto come un supercomputer in grado di fare tutto: una blockchain Turing-complete, ovvero un computer decentralizzato che, con tempo e risorse sufficienti, può eseguire qualsiasi applicazione.

Stephan Tual, co-founder, mira ad esempio a un Facebook decentralizzato, mentre Vitalik punta su altri aspetti. Tuttavia i progetti di entrambi verranno sviluppati in parte o sono caduti nel nulla, ma bisogna pur considerare che Ethereum ha da poco compiuto il suo quinto compleanno. La campagna di comunicazione e marketing di Ethereum presenta questa visione in un video, attraendo moltissimi investitori. 

La ICO di Ethereum è un immenso successo dal momento che la filosofia di progettazione del protocollo è controcorrente rispetto a quella delle più note criptovalute. Invece di aumentare il numero di “caratteristiche” dell’ecosistema, proponendo una serie di funzionalità per differenziarsi da Bitcoin, Ethereum semplifica. Si basa su di un linguaggio di programmazione onnipotente e Turing-complete, chiamato Solidity, che può essere usato per costruire letteralmente qualsiasi caratteristica che sia descrivibile matematicamente. Di conseguenza, il suo codice non è particolarmente ampio, ma riserva possibilità che vanno ben oltre la criptovaluta.

Il post-ICO

Il 31 Agosto 2014 il prezzo del token di Ethereum è di $0,31, negli anni a seguire il valore di 1 ETH aumenta fino a raggiungere i 1.400 dollari nel 2017. Ora Ethereum si trova in una posizione stabile in termini di capitalizzazione di mercato e valore (350 $), subito alle spalle di Bitcoin.

Inoltre, per assurdo, nel momento in cui si è svolta la ICO, bitcoin si trovava in una situazione di mercato debole (bear market) ed il valore di bitcoin non era così elevato. Ciò significa che non era un momento favorevole per raccogliere finanziamenti. Nonostante ciò, da quando Ethereum ha cominciato a funzionare si possono contare più di mille ICO che hanno rivoluzionato il settore crypto. 

Non va dimenticato, però, che dietro Ethereum non c’è stata soltanto l’ICO ma anche degli early investor. Il progetto si è realizzato prima di tutto grazie a loro . Ad esempio, Anthony Di Iorio, giovane finanziere di Toronto, si è messo a disposizione affittando la prima sede, una casa a Miami. Oppure, tra tutte le persone da citare, troviamo Gavin Wood, una delle menti tecnologiche dietro ad Ethereum, che ha scritto lo Yellow paper (Paper tecnico) e che ha sviluppato il concetto di virtual machine (EVM).

Nasce la Crypto Valley

La storia di Ethereum post-ICO prosegue con lo spostamento a Zug in Svizzera dove si trova il contesto normativo adatto a quello che il team voleva realizzare: nasce così il concetto di Foundation, che oggi ritroviamo come forma di governance dei principali progetti crypto. La visione di Vitalik dunque vince su quella degli altri founder: Ethereum diventa una Fondazione no-profit, guidata da un team di sviluppatori e visionari. Zug sarà poi definita Crypto Valley proprio grazie a questa celebre presenza, naturalmente per assonanza alla californiana Silicon Valley.

Nel 2017, le ICO subiscono un’impennata, tanto che l’intero mercato crypto prende la forma di una parabola (crescita più che proporzionale nel tempo). Ad un certo punto la situazione sfugge di mano e praticamente chiunque abbia un grande amore per il guadagno facile può presentare un whitepaper digitale e ricevere entusiasti finanziamenti.

Miliardi di dollari sono stati raccolti per finanziare progetti ICO, di cui purtroppo la stragrande maggioranza si è rivelata una truffa.

Ethereum, il paradiso dei token

L’ICO rappresenta la fortuna di Ethereum non solo perché ne ha permesso il lancio, ma anche perché si tratta del primo caso di applicazione della sua blockchain, che è la più utilizzata per lanciare altre ICO. Grazie al token standard ERC-20 definito dalla Fondazione Ethereum, altri sviluppatori possono emettere le proprie versioni di questo token e raccogliere fondi con una ICO. In sostanza, il protocollo ERC20 è un modo efficace e riconosciuto per la creazione di nuovi token ed è stato seguito da diversi altri protocolli, sempre sulla piattaforma di Ethereum. 
Dall’inizio del progetto, oltre 200.000 token ERC20 sono stati emessi sulla piattaforma. 

Cos’è Ether?

Ether è una criptovaluta basata su di una blockchain pubblica distribuita, Ethereum. 

Nella blockchain di Ethereum, invece di minare bitcoin, i nodi validatori lavorano per guadagnare Ether, un tipo di valuta che alimenta la rete. Oltre a essere una criptovaluta scambiabile e nativa, Ether è anche usato dagli sviluppatori di applicazioni per pagare le spese di transazione e i servizi sulla rete Ethereum.

Conclusione

In ultimo, una curiosità sul nome di Ethereum: un giorno Vitalik, scorrendo una lista di elementi di fantascienza su Wikipedia, si imbatte nella parola Ethereum. Ne è particolarmente colpito perché contiene a sua volta l’affascinante termine “ether”. Ether significa “etere”, secondo gli antichi l’elemento invisibile presente in ogni parte dell’universo, la parte più pura e luminosa dello spazio, nonché ciò che permette alla luce di viaggiare. Un materiale così effimero e diffuso ispira Buterin, che decide di chiamare così la sua creazione.

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