Una crisi che deciderà il futuro della Data Economy

I governi devono scegliere tra sorveglianza o democratizzazione dei dati L'epidemia di Covid-19 sta minacciando non solo i nostri sistemi sanitari ma l'intera economia mondiale. Occorrono misure forti e immediate per limitare il contagio, salvare il maggior numero di vite umane e limitare le conseguenze economiche, ma ogni decisione che le nostre Istituzioni prenderanno in questo momento di emergenza influirà inevitabilmente sul nostro futuro. Occorre quindi identificare immediatamente l'impatto che le scelte attuali avranno sul futuro dei cittadini e delle nazioni. Perché abbiamo bisogno di un uso massiccio dei dati personali dei cittadini? La necessità di limitare l'infezione attraverso regole di comportamento restrittive ha dimostrato che la disponibilità di dati personali dei cittadini in tempo reale è fondamentale. La disponibilità di streaming 'Big Data' da cose connesse, come smartphone o wearable, fornisce visibilità in tempo reale sullo stato di un fenomeno e la possibilità di prevederne i cambiamenti a breve termine, supportando così decisioni tempestive e consapevoli. Come ottenere questi dati? Quali sono le implicazioni tecniche e legali? I governi stanno attualmente ricercando e valutando diverse soluzioni tecniche per la raccolta e l'analisi dei dati personali - come parametri vitali, posizione, ecc. - dove sembra esserci la necessità di scegliere tra la protezione della sicurezza delle persone o dei loro diritti umani, come i dati privacy. La pronta disponibilità di soluzioni di raccolta dati con una discutibile tutela della privacy, pone la questione del perché le istituzioni non siano state in grado di stare al passo con l'innovazione tecnologica, non solo individuando tempestivamente i nuovi monopoli di fatto, ma elaborando linee guida di sviluppo tecnico e legale coerente con i principi dei diritti umani. Una soluzione efficiente che dichiara il monopolio delle telecomunicazioni e delle Big Tech La soluzione più prontamente disponibile, ma anche la più preoccupante, è accedere ai dati che le telecomunicazioni e i Big Tech raccolgono quotidianamente su di noi, in un modo non necessariamente conforme alle leggi sulla privacy dei dati e alle regole di concorrenza del mercato libero, e che usano per tracciare, studiare e prevedere il nostro comportamento. Questa soluzione avrebbe costi e rischi più bassi dal punto di vista tecnico, ma porterebbe in primo piano le dinamiche di un capitalismo di sorveglianza che da anni non incontra alcuna opposizione da parte delle Istituzioni. In che modo le telecomunicazioni e i Big Tech raccolgono i nostri dati? Probabilmente molti non sanno che "SIM" sta per "Subscriber Identity Module"; infatti una SIM è abbinata ai dati ID che forniamo quando sottoscriviamo un contratto Telecom. E poiché le SIM vengono tracciate dalle stazioni radio, dall'ampia infrastruttura di telefonia cellulare legacy, le telecomunicazioni dispongono dei dati sulla posizione nominati. Inoltre il tuo smartphone ha sia un GPS che un ID univoco visibile al fornitore del software, consentendo così alle aziende tecnologiche e alle telecomunicazioni di connettere tutti i diversi tipi di informazioni relative a te. Ciò significa che sanno tutto ciò che fai, non appena lo fai, e possono persino prevedere cosa farai dopo. I rischi nascosti di soluzioni solo apparentemente conformi alle leggi sulla privacy Aziende, università, istituzioni hanno sviluppato molte applicazioni di raccolta dati in risposta all'emergenza; tuttavia, presentano due tipi di rischio: - Mancanza di interoperabilità tra dati e sistemi . Queste applicazioni in genere raccolgono dati in un sistema controllato dal fornitore dell'applicazione. I dati raccolti nei sistemi di diversi fornitori non saranno necessariamente immediatamente disponibili per l'analisi incrociata eseguita da applicazioni di terze parti. - Incapacità di gestire la privacycome previsto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e dal California Consumer Privacy Act (CCPA), che stabiliscono che i cittadini devono avere il pieno controllo su chi accede ai propri dati personali. I dati raccolti da ciascun venditore sarebbero controllati solo dal venditore stesso; ciò significa che potrà scegliere quali terzi accederanno e per quali finalità, senza che il cittadino possa avere visibilità o controllo sui propri dati. La crisi come opportunità per una nuova Data Economy Se questa emergenza si troverà di fronte a scelte subottimali - anche se temporanee - è necessario partire quanto prima con la definizione di un quadro normativo globale che coniughi aspetti tecnologici, legali e socio-economici. In tempi di cambiamenti significativi come quello attuale, le autorità devono analizzare le leggi esistenti e decidere come gestire la nuova realtà, con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo di nuovi mercati evitando sia il rischio di soffocare le imprese appena nate sia di lasciare vuoti aperti per nuovi monopoli . Un quadro tecnico e legale per la raccolta e la condivisione dei dati personali È necessario aprire immediatamente le discussioni che devono coinvolgere istituzioni e tecnologi per la definizione di un nuovo quadro tecnico e giuridico per la raccolta e l'utilizzo dei dati personali che si accompagna a: - Interoperabilità dei flussi di dati , grazie ad un'architettura broker-centric basata su standard e protocolli di comunicazione open source. È un'architettura software ampiamente utilizzata da decenni, che consente di utilizzare lo stesso flusso di dati contemporaneamente per più applicazioni. Questa infrastruttura tecnica dovrebbe essere sotto il controllo istituzionale. - Proprietà dei dati e privacy, nel rispetto del GDPR e del CCPA. I cittadini devono avere il controllo, con la possibilità di concedere e revocare l'accesso ai propri dati agli stakeholder scelti in qualsiasi momento e unilateralmente. Un simile quadro consentirebbe la creazione di un sistema equo per la raccolta e la condivisione dei dati, ponendo le basi di una nuova economia dei dati decentralizzata e distribuita.
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